14 dicembre 2014


Qualche pagina l'avrà certamente già incontrata chi in anni recenti ha avuto modo di procurarsi anche solo qualcuno dei materiali musicali prodotti da Eugene Chadbourne, magari ricevuti per corrispondenza o acquistati nei luoghi dei concerti, offerti in fantasiose e irripetibili confezioni trash. Ad accompagnare, spesso anzi ad avvolgerlo, il supporto audio - di volta in volta un vinile colorato, un'audiocassetta incellophanata, un cdr casalingo sporcato a pennarello - erano fogli sparsi e casuali vergati a mano o battuti a macchina, con appunti, storie, cronache, resoconti di sogni e di viaggio, fitti di una scrittura soggettiva e autoreferenziale, a metà tra fiction, flusso di coscienza e diario delle minute spese. Con frequenti citazioni da precedenti racconti (Draft Dodger, Bye Bye DDR) o da articoli affidati nel tempo a qualche periodico musicale (Forced Exposure, Option, Sound Choice). Quegli scritti compongono oggi l'epico Dreamory, un volumone di 1200 pagine autoprodotto a Greensboro per la propria House of Chadula: "It is my life, up til now, and I am very proud of it". Un classico.

http://www.eugenechadbourne.com
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