28 ottobre 2017


John Greaves consegna a Jonathan Coe un suo personale ricordo di Phil Miller, amico e compagno di tante passate avventure, e a proposito delle indimenticabili espressioni facciali del chitarrista scrive Dave Stewart: "Journalists have always tended to describe Phil's playing in terms of restraint, lack of ego, tastefulness, etc. This hardly does it justice. His ambition is actually to hypnotise the audience into a state of utter submission by means of a system of complex, secretive and often terrifying facial grimaces that he has perfected".

Cercando in rete qui e là si trovano commenti e riflessioni anche di altri musicisti, colleghi e collaboratori: Robert Wyatt ("Phil Miller would rather play a wrong note than a note that somebody else had ever played"), Bill MacCormick, Steve Feigenbaum, Fred Frith, Christine Hopper, Kevin Lanigan, Eso Rodriguez, Jakko Jakszyk, Steve Hillage, Ferdinando Faraò, Massimo Giuntoli. Alessandro Achilli ha dedicato al chitarrista gran parte della puntata di Prospettive musicali dello scorso 23 ottobre, Stéphane Fougère ne ha scritto pochi giorni fa su Rythmes Croisés, mentre negli archivi pubblici dell'olandese VPRO sono riapparse per l'occasione le sessioni radiofoniche che Miller tenne con Hugh Hopper ad Amsterdam nell'agosto 2007 (poi raccolte nel volume Heart to Heart della ricca serie hopperiana curata da Mike King): www.vpro.nl/im-phil-miller.html